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"É la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci.. e quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda.. e le cose cominciano ad accadere.."

[Muhammad Alì]

AILATIDITALIA | Mostra personale Dicembre 2009 | Galleria San Lorenzo, Milano

GALLERY

Scorci di città scelti con un criterio tutto emozionale. Luoghi  riconoscibilissimi o, al contrario, decifrabili soltanto dopo

un’attenta lettura, capaci tuttavia di diventare icone solo in virtù  della pittura che li crea, li plasma, li costruisce pennellata dopo

pennellata, immergendoli in una luminosità liquida e avvolgente.

 

Andrea Gnocchi procede così, per suggestioni. Trova un’immagine che  lo colpisce e decide di catturarla. E’ bello immaginarlo come un  viaggiatore ottocentesco, con un cappello floscio, un mantello scuro e  un taccuino sempre pronto in mano a raccogliere stimoli e ispirazioni.Ce l’ha un taccuino, Andrea: è una macchina fotografica. Appunti  digitali di un viaggiatore moderno. Ma l’artista non si accontenta solo dei suoi, di appunti. Vaga alla ricerca di vecchie foto, di  antiche cartoline. Somma e sottrae particolari. Una vecchia bottega  scomparsa da anni rivive nelle sue tele accanto a un’auto moderna.  Oppure un tram vetusto, ormai in disuso, ricompare all’improvviso,  come un fantasma che non abbia trovato pace. Quando l’immagine è pronta, completa, l’artista comincia a lavorare  sulla tela. Strati sottili che si sovrappongono in un procedere lento  e accuratissimo a creare sofisticati effetti di luci e di ombre, di  spessori e di trasparenze. Poi, dopo la pittura, le applicazioni di  veline, sezioni di materia che vanno ad assestare gli equilibri, che  spezzano la realtà aprendo un sentiero verso l’irreale, suggerendo momenti di autentica astrazione. Il colore, per Gnocchi, è come la musica per un compositore. Con  un’abilità straordinaria nel dosare sfumature, pesi e intensità,  l’artista crea una melodia di base – preponderante e decisa: un ocra  caldo, un lilla livido, un verde intriso di sole – e su quella, quando  è il momento, alza squillanti motivi a contrasto. Spesso sono auto  o moto, simboli italiani come la Cinquecento, la Vespa o la Ferrari;  magari auto d’epoca. Ma può anche trattarsi di un dirigibile, di un  aereo o ancora di un punto di colore quasi infinitesimale, come la  Madonnina affacciata sulla Porta San Gennaro nel dipinto dedicato a  Napoli. Giocando sull’effetto Polaroid, infine, Gnocchi completa questa mostra  dedicata all’Italia con un’installazione nei colori della bandiera. In  verde, bianco e rosso, sei scorci di città dagli spessi bordi bianchi  raccontano i monumenti visti dai monumenti. Da piazza del Duomo, a  Milano, come la si vede dalle guglie fino alla cupola di Santa Maria  del Fiore, a Firenze, inquadrata dal campanile di Giotto. La città che  racconta se stessa, che si scopre in una veste inedita, alla ricerca,  ancora, di nuove emozioni.

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